Liliana Zappala'

Biografia
Nota Autobiografica
Alterno alla pratica pittorica lunghe riflessioni sul mio modo operativo, su cosa mi spinge ad immergermi tra le terre colorate, ad annusare gli oli, le trementine, a ritrovarmi tutta imbrattata, striata di blu, giallo, nero, e di tutti quei toni che con religiosa costanza vado impastando sulla tavolozza.
Mi sento viva quando mi pongo una tela bianca pronta per essere aggredita dalle emozioni che mi sollecita?
Tento, forse, un’indagine conoscitiva sul mio essere?
La memoria mi è amica e mi aiuta a vedermi a ritroso nel tempo, fragile, solitaria bambina alla ricerca di cocci di vetro colorati in una campagna devastata dalla guerra.
Quei cocci li seppellivo con ordine in piccole fossette scavate nella terra; poi raccoglievo foglie secche, campanule blu, petali gialli, fili d’erba e fiori con tanto polline che, come in un rituale magico, andavo spargendo dentro le mie fossette, per poi ricoprirle di terra.
Quanti anni avevo? Forse sette, otto.
E’ trascorsa una vita da allora, ma penso di avere conservato un significativo legame con la bambina del secolo scorso.
Oggi, il dipingere rappresenta per me una ricerca estetico-espressiva non priva di tensioni, su cui non sempre riesco ad esercitare un controllo. Via via che intraprendo un lavoro con le mie varie “sovrapposizioni” e poi “cancellazioni”, ho la sensazione di annullare esperienze del passato e quel bagaglio estetico-culturale di cui mi sento intrisa: nonostante tutto ciò mi procuri sofferenza, vado avanti. Ed è solo quando sulla superficie del dipinto intravedo tracce, segni di questo logorio e quando tutte le violente emozioni scompaiono per placarsi in distese campiture, in ritmi lineari, in accordi cromatici, io mi appago.
Senza troppo allontanarmi dalla figurazione, coniugo visione ed emozione, affidandomi ad una pittura stratificata come la memoria, che scalfisco, spatola alla mano, per far riemergere dall’ultima patina della stesura ad olio, ciò che era stato temporaneamente occultato. E’ questo un recupero metaforico di memorie intime, ricordi, tracce di emozioni provate e poi, forse, dimenticate.
Ciò che resta sulla tela non è il colore, ma solo la sua “memoria”, traccia retinica sbiadita di un’emozione remota.

Biografia
Liliana Zappalà è nata a Catania.
Diplomatasi all’Istituto statale d’Arte di Catania, negli anni ‘55-‘60, allora fucina attiva di conoscenza e formazione culturale, ha intrapreso fin da giovanissima il suo cammino artistico facendosi notare per la sua costante ricerca creativa e la serietà del suo lavoro, che è sfociato nell’insegnamento delle discipline artistico-visive, non rinunciando, tuttavia, alle manifestazioni artistiche del territorio.

L'Artista





Curriculum

Risale al 1959 la sua prima mostra personale al Circolo della Stampa di Catania, a cui seguono, con alterne interruzioni o momenti di pausa meditativa, le seguenti tappe di lavoro:

1956 Mostra sindacale d’Arte CT;
1957 Premio Nazionale Acitrezza CT;
1961 Mostra del piccolo formato Siracusa;
1959 Rassegna d’Arte di Acicastello CT;
1965 Personale presso la galleria “Amici delle Arti” Collettiva di Gallerate;
1987 Personale presso la galleria “Lombardia” di Giarre;
1988 Personale presso la galleria “Recca” di Catania;
1986-1990 Direzione artistica del presepio alle “Grotte di Ulisse” di OgnIna CT ;
1992 personale alla galleria “Vernissage” di Catania;
1994 personale alla galleria “Arte Club” di Catania;
1995 partecipazione Art Festival Alameda, California;
1995 partecipazione Art Festival Cupertino, California;
1997 Collettiva Galleria Civica, Misterbianco CT;
1997 Bipersonale alla galleria “Il Sale” di Catania;
1998 Hotel Hilton, Francofonte;
1998 Collettiva Galleria “Il Quadrifoglio”, Siracusa;
2000 Bipersonale a Grammichele;
2000 Bipersonale a Ragusa;
2002 Bipersonale alla “Galleria Nuovo Millennio”, Palermo;
2002 Personale “Sogni di carta” presso il centro di Educazione Ambientale Parco dell’Etna – Fornazzo;
2003 Personale alla galleria “L’Arte Club” di Catania;
2006 Personale alla galleria “L’Arte Club” di Catania;
2006 Collettiva “Quaranta 50x50” a cura di Virgilio Anastasi CT;
2006 Collettiva “L’arte di amare l’arte” – Castello Ursino, a cura di Virgilio Anastasi CT;
2007 Collettiva “Lui e l’altro” a cura di Virgilio Anastasi CT.

Opere pubbliche

2001 Arreda, con le sue opere, le sale dell’Hotel “Mediterraneo” di Catania;
2008 Installazioni di dipinti negli spazi dell’Hotel “Mercure” di Siracusa.
Sue opere, si trovano presso Hotel “Sheraton” di Catania e l’Albergo “Marina Palace” di Acitrezza CT.
Le opere dell’Artista fanno parte di collezioni private e pubbliche, nazionali ed internazionali.

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Nota Critica

"... Mi accorgevo che Liliana Zappalà non cercava un pretesto per narrare, per descrivere, per compiere un esercizio di pittura. In ciò che diventava oggetto della sua osservazione, si proponeva invece di scoprire la radice prima, il fatto sorgivo, primigenio, che lo sottraeva alla genialità e dava un senso alla sua essenza e alla sua presenza nel contesto naturale. Altro elemento, più che innovativo, di più ferma individuazione lessicale rispetto agli anni precedentemente trascorsi, era, ed è, costituito, dalla necessità di isolare, nella organizzazione del dipinto, gli elementi che maggiormente avevano colpito la sua osservazione, dando loro un rilievo conseguentemente adeguato.
Ciò spiega l'ingigantimento delle forme. In un prato arato, ad esempio, dopo la definizione dei vari piani in successione, delimitanti il variare della morfologia dei campi, sia quelli coltivati che quelli lasciati alla vegetazione spontanea, ecco il particolare rilievo dato ad un nucleo floreale che ha colpito in modo singolare, specifico, l'occhio, l'emozione e l'immaginazione della pittrice e che rimane pertanto l'origine e la ragione stessa di chiedere alla materia colore e alle forme date, di farsi il tramite palese di questa facoltà immaginativa ed emotiva. Credo che Liliana Zappalà abbia ulteriormente individuato e approfondito quello che viene definito il proprio mondo poetico, cioè la ragione stessa del proprio continuare a credere nella potenzialità espressiva e inventiva delle forme e nella mai esautorata virtualità della materia-colore".

[Salvatore Maugeri, Arzignano (Luglio 1992)]



"Quando la nave fende il mare, lascia una scia che subito il mare ricompone. Liliana Zappalà dipinge come se il suo pennello fosse una nave: incide il mare, lo vaglia, lo ritaglia. Oppure dipinde come fosse un uccello: divide i campi gialli del grano e le colline. E qualche volta forse crede di essere una falena: entra in casa, al chiuso, e gira in aria fra i vasi e le cose. Liliana Zappalà ha due momenti di pittura speculari. Entra in casa oppure esce. La sua pittura più felice è quella fuori dalle mura di casa. Nell'ultima estate è partita col figlio alla ricerca del marranzano in Sicilia. Così, fra i cieli, il mare e le terre arse dell'interno, gli occhi della pittrice si sono squadernati al mondo. Ne è nata una pittura solare, agitata dal vento, febbrile, piena di libertà. La sua pittura di casa, invece, più intima, è figlia di Morandi. La composizione è ordinatissima, sintetica, essenziale. Nulla si muove e nulla si trasforma, le cose sono poggiate lì, senza la frenesia dell'azione e dell'esistenza. C'è chi dice che gli oggetti di casa, di notte e per motivi misteriosi, si animano e hanno una vita che noi non conosciamo. Ma a credere sono poche persone. C'è chi, al contrario, dice che gli oggetti di casa sono immobili, fermi, frutto dell'uomo e dell'ordine che l'uomo conferisce loro. Liliana Zappalà sposa questa teoria. Le cose hanno pace e la emanano. Chi vive tra le cose, nelle mura, affina la propria percezione. Penso a Emily Dickinson o a Marcel Proust. Una clausura prolungata rende la mente un cristallo. Per questa ragione, quando si esce, quando si vive, l'occhio si scatena. L'occhio di Liliana Zappalà si è scatenato fra i campi, il mare e i cieli alla ricerca degli ultimi marranzani in Sicilia. Sono tele, queste, cariche di ossigeno e di libertà. I colori sono matti e lucidi, squillano e si riposano, le nuvole si incorrano cariche di energia. C'è ricchezza e anche sobrietà. Wilckelmann scriveva: "La grazia è il piacevole secondo ragione. E'un concetto molto vasto perchè è riferibile a tutte le azioni. La grazia è un dono del cielo, ma non come la bellezza, perchè il cielo ne dà soltanto l'indizio e la disposizione”. Qui c'è grazia secondo ragione. E la grazia è un dono del cielo."

[Giovanna Giordano, 1994]



"...Spadaccino, gestuale, irrequieto, energico, il gesto pittorico di Liliana Zappalà, mai soddisfatta dei risultati ottenuti, in continua ricerca del colore, attenta osservatrice della natura, ma con tanta voglia di non scontrarsi con essa; sulla tela i suoi paesaggi, dopo decise cancellazioni, diventano "memoria” di paesaggi, vibrazioni, colori, emozioni, pagine d'un "diario immaginario”, filtrato dall'inconscio”.

[Virgilio Anastasi, 2001]



"...Davanti alle sue opere c'è da chiedersi da che cosa nasca la sua volontà pittorica se non dal fascino dei colori e della luce. C'è quindi, alla radice del suo far pittura, un input, una sorta di sollecitazione intrinseca, che la porta ad esplicitare nella varietà del segno e nella molteplicità delle assonanze cromatiche, tutto un mondo interiore. Affiorano così allo sguardo tutta una serie di esplicitazioni spesso decisamente informali, in cui le modulazioni cromatiche stesse sembrano essere ricondotte al servizio di un serrato impianto costruttivo, organizzato talvolta su una griglia spaziale. E'la fantasia a fare da supporto ideale per questa trascrizione di segni e di impulsi che si rifanno alla sfera tipicamente sensoriale. Sappiamo che segno, gesto e materia sono alla radice della poetica "informale”, perchè un linguaggio del genere nasce e si origina dal dominio della pulsione. Ebbene, in Liliana Zappalà si avverte, sia pure in una alternanza semantica significativa, questa condizione particolare, questo muoversi a volere scoprire un "reale” fantastico, una trasfigurazione immaginifica. In tal modo l'opera vive allora come in una doppia tensione, tra flusso espressivo e suo annientamento, sulla scia di una intuibile ricerca di dimensioni e di spazi evocativi destinati a respiri più ampi. La pittura allora si sedimenta, strato sopra strato, nel "tempo della coscienza magica dell'essere”, con una scansione dello spazio in senso surreale, fuori dalle condizioni usuali”.

[Giacinta Patorno, 2002]


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Le Opere


"Cancellazione" - olio su tela - cm(100x100)

"Dune" - olio su tela - cm(100x100)

"Indaco" - olio su tela - cm(100x100)

"Interno" - olio su tela - cm(100x100)

"La realtà cancellata" - olio su tela - cm(100x100)

"Memorie cancellate" - olio su tela - cm(100x100)

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lilarte@libero.it



Contatti dell' Artista